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Wednesday, March 31, 2010

«Onde fica Jerusalém Oriental?»

Nas últimas semanas foi tema quente o estulto e hipócrita incómodo da administração Obama supostamente causado pela intenção do município de Jerusalém de construir um complexo habitacional, alegadamente numa "zona da cidade disputada pelos palestinianos" ― a propósito desta expressão, diga-se que todo o território de Israel se encontra numa zona disputada pelos palestinianos, razão que os leva a rejeitar sistematicamente as proposta para o estabelecimento de dois estados: pretendem um só estado, muçulmano, judenrein (purificado de judeus) e com os cristãos subjugados, à semelhança do que acontece hoje nos territórios sob a autoridade palestiniana; um estado palestiniano, do rio (Jordão) ao mar (Mediterrâneo).

Onde se situa, então, Ramat Shlomo (רמח שלםה) o local do absurdamente controverso projecto habitacional?
É ver e confirmar noutras fontes, se não se acredita no disparate.
Repare-se, a talhe de foice, na localização um outro projecto, igualmente controverso há alguns meses, o de Gilo (גלה).
«We’ve heard a lot of talk about “Arab East Jerusalem” and how upset the Obama administration is about Israel building in it. The only problem is, the building that Israel announced last week is NOT East Jerusalem – Ramat Shlomo is North Jerusalem! And six months ago, the Obama administration was yelling about Gilo – that is in South Jerusalem. So, is the Obama administration trying to make Israel look bad by distorting the truth? Take a look at this map of Jerusalem, courtesy of the Jerusalem Centre for Public Affairs, of Jordanian East Jerusalem before Israel won the land back in 1967. Ramat Shlomo is clearly directly north of the city, and Gilo is southwest of the city.»

Map of Arab East Jerusalem, 1948-1967.
Note the locations of Israel's construction, far from East Jerusalem.


In Middle East Facts Weblog, sítio a seguir.

Friday, March 19, 2010

Pedofilia, Igreja, baixa política e sociedade

Para tratar deste tema, urge começar por fazer algumas declarações categóricas, para nos pormos a salvo de acusações de má-fé: o abuso sexual é uma prática abominável, independentemente do perfil da vítima; é-o ainda mais se cometido sobre menores; é especialmente agravado se cometido por pessoas incumbidas de zelar pelos interesses das vítimas; é ainda mais escandaloso quando aos abusadores está confiada a orientação moral e religiosa das vítimas; as principais vítimas são sempre os abusados; os abusos não-sexuais também são condenáveis.

Dito isto, passemos ao tema propriamente dito, através de excertos de um magnífico artigo de Massimo Introvigne, cuja leitura integral se recomenda.
Depois de uma apresentação do conceito sociológico de pânico moral e dos seus agentes, os empresários morais, Introvigne aborda os casos de abusos sexuais perpetrados por membros do clero que têm vindo a merecer ampla cobertura mediática. Para tal, apresenta as conclusões de um estudo realizado sobre a matéria pelo John Jay College of Criminal Justice, instituição pertencente à City University of New York:
«(...) Questo studio ci dice che dal 1950 al 2002 4.392 sacerdoti americani (su oltre 109.000) sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni. Di questi poco più di un centinaio sono stati condannati da tribunali civili. Il basso numero di condanne da parte dello Stato deriva da diversi fattori. In alcuni casi le vere o presunte vittime hanno denunciato sacerdoti già defunti, o sono scattati i termini della prescrizione. In altri, all’accusa e anche alla condanna canonica non corrisponde la violazione di alcuna legge civile: è il caso, per esempio, in diversi Stati americani del sacerdote che abbia una relazione con una – o anche un – minorenne maggiore di sedici anni e consenziente. Ma ci sono anche stati molti casi clamorosi di sacerdoti innocenti accusati. Questi casi si sono anzi moltiplicati negli anni 1990, quando alcuni studi legali hanno capito di poter strappare transazioni milionarie anche sulla base di semplici sospetti. Gli appelli alla “tolleranza zero” sono giustificati, ma non ci dovrebbe essere nessuna tolleranza neanche per chi calunnia sacerdoti innocenti. Aggiungo che per gli Stati Uniti le cifre non cambierebbero in modo significativo se si aggiungesse il periodo 2002-2010, perché già lo studio del John Jay College notava il “declino notevolissimo” dei casi negli anni 2000. Le nuove inchieste sono state poche, e le condanne pochissime, a causa di misure rigorose introdotte sia dai vescovi statunitensi sia dalla Santa Sede.

Lo studio del John Jay College ci dice, come si legge spesso, che il quattro per cento dei sacerdoti americani sono “pedofili”? Niente affatto. Secondo quella ricerca il 78,2% delle accuse si riferisce a minorenni che hanno superato la pubertà. Avere rapporti sessuali con una diciassettenne non è certamente una bella cosa, tanto meno per un prete: ma non si tratta di pedofilia. Dunque i sacerdoti accusati di effettiva pedofilia negli Stati Uniti sono 958 in cinquantadue anni, diciotto all’anno. Le condanne sono state 54, poco più di una all’anno.

Il numero di condanne penali di sacerdoti e religiosi in altri Paesi è simile a quello degli Stati Uniti, anche se per nessun Paese si dispone di uno studio completo come quello del John Jay College. Si citano spesso una serie di rapporti governativi in Irlanda che definiscono “endemica” la presenza di abusi nei collegi e negli orfanatrofi (maschili) gestiti da alcune diocesi e ordini religiosi, e non vi è dubbio che casi di abusi sessuali su minori anche molto gravi in questo Paese vi siano stati. Lo spoglio sistematico di questi rapporti mostra peraltro come molte accuse riguardino l’uso di mezzi di correzione eccessivi o violenti. Il cosiddetto rapporto Ryan del 2009 – che usa un linguaggio molto duro nei confronti della Chiesa Cattolica – su 25.000 allievi di collegi, riformatori e orfanatrofi nel periodo che esamina riporta 253 accuse di abusi sessuali da parte di ragazzi e 128 da parte di ragazze, non tutte attribuite a sacerdoti, religiosi o religiose, di diversa natura e gravità, raramente riferite a bambini prepuberi e che ancor più raramente hanno condotto a condanne.

(...)

Una domanda sgradevole – perché il semplice porla sembra difensivo, e non consola le vittime – ma importante è se essere un prete cattolico sia una condizione che comporta un rischio di diventare pedofilo o di abusare sessualmente di minori – le due cose, come si è visto, non coincidono perché chi abusa di una sedicenne non è un pedofilo – più elevato rispetto al resto della popolazione. Rispondere a questa domanda è fondamentale per scoprire le cause del fenomeno e quindi per prevenirlo. Secondo gli studi di Jenkins se si paragona la Chiesa Cattolica degli Stati Uniti alle principali denominazioni protestanti si scopre che la presenza di pedofili è – a seconda delle denominazioni – da due a dieci volte più altra tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici. La questione è rilevante perché mostra che il problema non è il celibato: la maggior parte dei pastori protestanti è sposata. Nello stesso periodo in cui un centinaio di sacerdoti americani era condannato per abusi sessuali su minori, il numero professori di ginnastica e allenatori di squadre sportive giovanili – anche questi in grande maggioranza sposati – giudicato colpevole dello stesso reato dai tribunali statunitensi sfiorava i seimila. Gli esempi potrebbero continuare, non solo negli Stati Uniti. E soprattutto secondo i periodici rapporti del governo americano due terzi circa delle molestie sessuali su minori non vengono da estranei o da educatori – preti e pastori protestanti compresi – ma da familiari: patrigni, zii, cugini, fratelli e purtroppo anche genitori. Dati simili esistono per numerosi altri Paesi.

Per quanto sia poco politicamente corretto dirlo, c’è un dato che è assai più significativo: per oltre l’ottanta per cento i pedofili sono omosessuali, maschi che abusano di altri maschi. E – per citare ancora una volta Jenkins – oltre il novanta per cento dei sacerdoti cattolici condannati per abusi sessuali su minori e pedofilia è omosessuale. Se nella Chiesa Cattolica c’è stato effettivamente un problema, questo non è stato il celibato ma una certa tolleranza dell’omosessualità nei seminari particolarmente negli anni 1970, quando è stata ordinata la grande maggioranza di sacerdoti poi condannati per gli abusi. È un problema che Benedetto XVI sta vigorosamente correggendo. Più in generale il ritorno alla morale, alla disciplina ascetica, alla meditazione sulla vera, grande natura del sacerdozio sono l’antidoto ultimo alle tragedie vere della pedofilia. Anche a questo deve servire l’Anno Sacerdotale.»

Estes dados estatísticos contrariam algumas ideias mais ou menos arreigadas no senso comum: que o abuso sexual de menores cometido por membros do clero é prevalente em relação ao cometido por membros de outras profissões ou ministérios; que se verifica uma relação entre o celibato e estas práticas; que não há relação entre a orientação sexual do abusador e a ocorrência de abusos.

Considerados estes dados estatísticos, Introvigne foca os casos recentemente trazidos a público:
«(...) Le polemiche di queste ultime settimane sulla Germania e l’Austria mostrano una caratteristica tipica dei panici morali: si presentano come “nuovi” fatti risalenti a molti anni or sono, in alcuni casi a oltre trent’anni fa, in parte già noti. Il fatto che – con una particolare insistenza su quanto tocca l’area geografica bavarese, da cui viene il Papa – siano presentati sulle prime pagine dei giornali avvenimenti degli anni 1980 come se fossero avvenuti ieri, e che ne nascano furibonde polemiche, con un attacco concentrico che ogni giorno annuncia in stile urlato nuove “scoperte” mostra bene come il panico morale sia promosso da “imprenditori morali” in modo organizzato e sistematico. Il caso che – come alcuni giornali hanno titolato – “coinvolge il Papa” è a suo modo da manuale. Si riferisce a un episodio di abusi nell’Arcidiocesi di Monaco di Baviera e Frisinga, di cui era arcivescovo l’attuale Pontefice, che risale al 1980. Il caso è emerso nel 1985 ed è stato giudicato da un tribunale tedesco nel 1986, accertando tra l’altro che la decisione di accogliere nell’arcidiocesi il sacerdote in questione non era stata presa dal cardinale Ratzinger e non gli era neppure nota, il che non è strano in una grande diocesi con una complessa burocrazia. Perché un quotidiano tedesco decida di riesumare questo caso e sbatterlo in prima pagina ventiquattro anni dopo la sentenza dovrebbe essere la vera questione.»
E Introvigne procura responder a esta questão:
«Perché riesumare nel 2010 casi vecchi o molto spesso già noti, al ritmo di uno al giorno, attaccando sempre più direttamente il Papa – un attacco, per di più, paradossale se si considera la grandissima severità del cardinale Ratzinger prima e di Benedetto XVI poi su questo tema? Gli “imprenditori morali” che organizzano il panico hanno un’agenda che emerge sempre più chiaramente, e che non ha veramente al suo centro la protezione dei bambini. La lettura di certi articoli ci mostra come – alla vigilia di scelte politiche, giuridiche e anche elettorali che un po’ dovunque in Europa e nel mondo mettono in questione la somministrazione della pillola RU486, l’eutanasia, il riconoscimento delle unioni omosessuali, in cui quasi solo la voce della Chiesa e del Papa si leva a difendere la vita e la famiglia – lobby molto potenti cercano di squalificare preventivamente questa voce con l’accusa più infamante e oggi purtroppo anche più facile, quella di favorire o tollerare la pedofilia. Queste lobby più o meno massoniche manifestano il sinistro potere della tecnocrazia evocato dallo stesso Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate e la denuncia di Giovanni Paolo II, nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1985 (dell’8-12-1984), a proposito di “disegni nascosti” – accanto ad altri “apertamente propagandati” – “miranti a soggiogare tutti i popoli a regimi in cui Dio non conta”.

Davvero è questa un’ora di tenebre, che riporta alla mente la profezia di un grande pensatore cattolico del XIX secolo, il vercellese Emiliano Avogadro della Motta (1798-1865), secondo cui alle rovine arrecate dalle ideologie laiciste avrebbe fatto seguito un’autentica “demonolatria” che si sarebbe manifestata particolarmente nell’attacco alla famiglia e alla vera nozione del matrimonio. Ristabilire la verità sociologica sui panici morali in tema di preti e pedofilia di per sé non risolve i problemi e non ferma le lobby, ma può costituire almeno un piccolo e doveroso omaggio alla grandezza di un Pontefice e di una Chiesa feriti e calunniati perché sulla vita e la famiglia non si rassegnano a tacere.»

Conclusão: estes casos são projectados para a arena mediática quando se torna conveniente para algumas correntes de pensamento dito progressista ― as que se batem pelo aborto livre e pela equiparação das uniões civis ao casamento ― atacar as únicas vozes que se opõem a essas causas de suposto progresso social: a Igreja e o Papa.



Via O Cachimbo de Magritte.

À maneira socialista

Lê-se e chega-se a duvidar se teremos percebido bem: um político norte-coreano, próximo do líder Kim Jong-Il, com responsabilidades na reforma monetária levada a cabo naquele país asiático ― um dos poucos "paraísos" comunistas da actualidade ― terá sido condenado à morte e executado por ser deliberadamente responsável pelo falhanço da dita reforma.
Havia que encontrar um bode expiatório. Nada mais fácil. Nem surpreenderia se o putativo sabotador tivesse confessado publicamente o seu acto contra-recolucionário, levado a cabo a soldo de qualquer potência capitalista estrangeira.

Duas questões: o que terá a dizer o camarada Bernardino Soares? O que mantém tão ocupados os media portugueses que não lhes deixa espaço para dar notícias como esta?
«Un proche de Kim Jong-il exécuté pour avoir «ruiné l'économie»

Un haut dignitaire nord-coréen a été victime d’une purge et aurait été exécuté pour avoir « ruiné l’économie nationale »

Il fallait bien trouver un responsable à l’échec de la réforme monétaire lancée en 2009 en Corée du Nord et qui avait provoqué des émeutes dans tout le pays. Pak Nam-ki, un responsable nord-coréen des finances, ancien directeur du Parti communiste pour la planification et les finances, aurait été exécuté la semaine dernière dans une caserne de la capitale Pyongyang, a rapporté jeudi 18 mars la presse sud-coréenne.

Limogé au début du mois dernier, il était accusé d’avoir « ruiné délibérément l’économie nationale », a indiqué l’agence. Ni le ministère sud-coréen de l’unification ni les services de renseignement n’ont confirmé l’information.

Âgé de 77 ans, Pak Nam-ki a payé, selon l’agence de presse sud-coréenne Yonhap, l’échec de la réforme monétaire, première réévaluation du won en dix-sept ans qui visait à juguler l’inflation et à enrayer les transactions au marché noir, mais a eu l’effet contraire d’alimenter l’inflation et d’accentuer la pénurie en produits alimentaires.

(...)

La presse sud-coréenne avait indiqué début février que Pak Nam-ki avait été démis de ses fonctions par le numéro un nord-coréen, Kim Jong-il, à la suite de la réévaluation du won en novembre. Chargé de réformer une économie moribonde, il faisait partie de la garde rapprochée du leader nord-coréen et l’accompagnait fréquemment dans ses tournées à travers le pays.

Si son exécution « est confirmée, cela prouve que le régime veut tout faire pour calmer la population.
»

Monday, March 15, 2010

Frente Nacional cresce em França

A Frente Nacional (FN) ― partido de extrema-direita francês, liderado por Jean-Marie Le Pen ―, melhorou os seus resultados eleitorais em relação aos sufrágios mais recentes.
O fenómeno do recrudescimento da FN, estará relacionado com a desilusão de sectores conservadores com o presidente Sarkozy.

Recorde-se que, nas últimas eleições presidenciais, Sarkozy fez campanha contra a islamização da França, contra o descontrolo da emigração, contra a violência racial muçulmana, contra a existência de zonas onde os não-muçulmanos não podem entrar. Deste modo, Sarkozy terá conseguido reunir à sua volta os eleitores verdadeiramente preocupados com o avanço do islão, mas que, não sendo racistas, não se revêem nas posturas cegamente anti-emigração e xenófobas da FN. Pode pensar-se que nas presidenciais de 2007, só votou FN quem é mesmo racista e fascista.
Passados quase três anos da sua eleição, Sarkozy parece não ter conseguido fixar os votos dos franceses preocupados com as profundas transformações que o seu país vem sofrendo. Desiludidos com Sarkozy, alguns ― dentre os 48% de recenseados que resolveram votar ― não terão encontrado em todo o espectro político francês quem os represente, se não a FN.

O mesmo fenómeno ocorre no Reino Unido, onde um partido conservador cada vez mais esquerdisado se mostra incapaz de crescer de forma concludente e onde os fascistas do British National Party recolhem preferência crescente, justamente entre as classes operárias ― eleitorado tradicionalmente sensível à demagogia socialista, seja internacionalista (partidos comunistas e socialistas), seja nacionalista (partidos fascistas, nacional-socialistas) ― de zonas com forte implantação de emigrantes muçulmanos.

O crescimento da extrema-direita ― colectivista, centralista, racista, anti-semita, neo-pagã ― é muito de lamentar, porque a tirania fascista não é alternativa válida à tirania islâmica.



Ver Le Figaro e The Straits Times.

Via Islam in Europe.

Sunday, February 14, 2010

Esperança na lucidez

Um político norte-americano, o tenente-coronel Alen West, candidato ao Congresso, responde à pergunta chave: como identificar o inimigo?



«…You must realise this is not a religion your fightting agaisnt; you're fighting a theo-political belief system that has been doing this since 622 A.D.—1388 years.»

«You want to dig up Charles Martel and ask him why he was fighting the Muslim army at the Battle of Tours in 732? You want to ask the Venetian fleet at Lepanto why they were fighting a Muslim fleet in 1571? You want to ask…the Germanic and Austrian knights why they were fighting at the gates of Vienna in 1683? You want to ask people what happened at Constantinople and why today it is called Istanbul because they lost that fight in 1453?»

«You need to get into the Koran…and understand their precepts. This is not a perversion. They are doing exactly what this book says.»

«Until you get principled leadership in the United States of America that is willing to say that, we will continue to chase our tail, because we will never clearly define who this enemy is, and then understand their goals and objectives—which (are) on any jihadist website—and then come up with the right (and) proper objectives to not only secure our Republic but secure Western civilization.»
Via Andrew Bostom, The Force of Reason e Creeping Sharia.

Alguns livros para saber de quem temos de nos defender.

The Book Depository

Monday, January 25, 2010

O suicídio da democracia (2)

Via La Yijad en Eurabia, notícia publicada no minutodigital.com:
«La alarma ha saltado en diversos municipios catalanes: el partido islamista Partido Renacimiento y Unión podría estar ultimando contactos con diversas comunidades islámicas catalanas para irrumpir en las próximas elecciones municipales catalanas.

Por el momento, únicamente Plataforma por Cataluña ha mostrado su rechazo al conocer estos extremos. Más concretamente, la delegación de Badalona del partido liderado por Josep Anglada ha declarado a MD que esta posibilidad “es una provocación islámica auspiciada por la política que han venido desarrollando los diferentes partidos con presencia en los ayuntamientos catalanes”.

El partido islámico no solo podría estar apoyado por musulmanes de origen magrebí, sino que podría conseguir votos de la comunidad de Pakistaní -muy numerosa- y de musulmanes en general.

Plataforma por Cataluña ya ha pedido de manera formal que no se permita votar a los inmigrantes en los comicios que se celebran en España

650.000 VOTOS… DE MOMENTO

El Partido Renacimiento y Unión de España (PRUNE), el primero de inspiración islámica que aspira a presentarse en toda España en los comicios locales de 2011. Unas elecciones donde unos 650.000 inmigrantes extracomunitarios podrán ejercer su derecho al voto gracias a los convenios internacionales firmados por el Gobierno.

Por ahora, el PRUNE no puede contar con los más de 700.000 marroquíes que viven en España, ya que el reino alauí no permite la reciprocidad, es decir, que los españoles puedan votar en Marruecos. Por ello, Mostafa Bakkach (Tánger, 1964), fundador de este partido, reclama a las autoridades de su país de origen que llegue a un acuerdo con el Gobierno de José Luis Rodríguez Zapatero. “Marruecos debe hacer un esfuerzo, porque los inmigrantes no pueden ser ciudadanos de segunda, deben poder votar en el municipio donde viven y trabajan”.

Mientras, busca el respaldo del resto de minorías, sin importar su origen asiático, africano o hispanoamericano.»

Ler O suicídio da democracia.


Saturday, January 23, 2010

Menos blogues e mais livros (4): A Islamização da Europa


De Alexandre del Valle, A Islamização da Europa, Civilização Editora, Porto, 2009.

Uma excelente introdução à problemática referida no título do livro e um excelente conjunto de reflexões à sua volta.
Mais uma óptima tradução de Maria José Figueiredo.

Saturday, January 16, 2010

O suicídio da democracia

Segundo noticia o ABC, um partido político muçulmano, recentemente fundado em Espanha, está em vias de concorrer às eleições locais em cidades consideradas de especial relevo:
«El Partido Renacimiento y Unión de España (PRUNE) - primera formación islámica con vocación de implantarse en toda España -, se organiza contrarreloj con el objetivo de lograr representación en municipios claves tras las elecciones de 2011. La formación, promovida por Mustafá Bakkach, hombre próximo a Rabat, aspira a recoger apoyos no sólo entre los casi 1.300.000 musulmanes residentes en España (...)

El partido se gestó a principios de año en Granada, «con una vocación claramente de ámbito nacional y no para afianzarse solamente en una localidad o región autónoma», se afirma en su boletín interno «Ruta». (...)

La formación reconoce que luchará por lograr sus objetivos «desde la consideración del Islam como fuente de dichos principios», esto es, «tendrá en cuenta el Islam en su actuación política, considerándolo como factor determinante para la regeneración moral y ética de la sociedad española». Ello no contradice, asegura, su acatamiento a la Constitución y su rechazo al terrorismo como medio de hacer política. (...)

Recientemente ha abierto una sede en Asturias, donde se inició la Reconquista, lo que se interpreta como todo un enunciado de intenciones. Se une así a la que el PRUNE ya tiene en Granada. Ahora, en una segunda fase, intentará establecerse también por el resto de Andalucía, así como en Madrid, Cataluña, Extremadura, Valencia y Murcia. Comunidades todas ellas en las que ya existe una amplia población musulmana, integrada por españoles conversos pero, sobre todo, por inmigrantes. La mayoría de ellos son de origen marroquí. Estos últimos no podrían votar en la actualidad, pero se da la circunstancia de que el Ejecutivo de Zapatero intenta firmar con las autoridades de Rabat un convenio de reciprocidad, en virtud del cual los ciudadanos del país magrebí podrían votar en España y nuestros compatriotas residentes allí hacer lo propio. Estos convenios lo acaba de rubricar el Gobierno con países que tienen en España una amplia bolsa de emigrantes.

En medios gubernamentales no se oculta cierta preocupación, y no porque se considere que a día de hoy esta formación esté en disposición de lograr una fuerte implantación. (...)

Lo que más preocupa en estos momentos al Ejecutivo es que este partido pueda predicar la no integración en núcleos urbanos con amplia presencia musulmana. En municipios en los que ya son una mayoría, los musulmanes tratan ya de imponer sus propias costumbres. De controlar algunos ayuntamientos, las costumbres podrían adquirir entonces el rango de normativa municipal.
(...)»

Alguns pontos da notícia são particularmente preocupantes.
O próprio conceito de partido islâmico ou muçulmano, embora possa parecer similar ao dos partidos ditos da democracia-cristã, não o é, como o demonstra o facto de os cristãos não votarem maciçamente nestes partidos.
No cristianismo, pelo menos no ocidental - tanto quanto julgo saber, no cristianismo ortodoxo oriental as coisas são algo distintas - o princípio da separação entre Igreja e Estado está assente nas palavras de Cristo, no famoso episódio dos Evangelhos no qual Jesus responde aos fariseus que se deve dar a César o que é de César e a Deus o que é de Deus (cf. Mc. 12, 14-17, i.a.).
O caso do islão é completamente distinto. Mafoma era líder religioso, militar e político. Seguindo o seu exemplo, o islão tem tendência a constituir formas de organização política onde religião e poder político se concentram, das quais o califado é o exemplo mais notável.

Acresce que o islão, através da divisão do mundo em dar-al-islam - Casa do Islão, onde o islão marca o modo de viver - e dar-al-harb - Casa da Guerra, onde impera a infidelidade (segundo a perspectiva islâmica) -, define o conceito de nação, a umá, não em função da partilha de um conjunto de características culturais - a língua, a cultura, etc. -, como acontece nos estados ocidentais modernos, mas unicamente em função da adesão à fé islâmica. Um cristão árabe de Jerusalém não pertence à umá; um muçulmano sueco radicado em Los Angeles, pertence.
O sentido de identidade, que decorre da pertença a uma comunidade tão radicalmente distinta, em inúmeros traços definidores, da sociedade de acolhimento, faz temer que os muçulmanos se aglutinem eleitoralmente à volta de partidos islâmicos.

Um outro problema, com este relacionado, é aflorado na notícia, quando se faz referência ao risco, assinalado pelas autoridades políticas espanholas, de institucionalização do isolacionismo islâmico - tendência das comunidades muçulmanas, que pode evoluir, em circunstâncias políticas e demográficas favoráveis, para a secessão.

Um outro problema, talvez o mais grave, dos focados na notícia, nada tem a ver com o islão em si mesmo, mas com a decadência das sociedades ocidentais - efeito da ideologia do multiculturalismo, e é a informação de que o governo espanhol se prepara para assinar convénios com vários países árabes que permitirão aos emigrantes residentes em Espanha, oriundos desses países, votar nas eleições espanholas (não fica claro se em todas as eleições).
O acréscimo de votantes muçulmanos que a aplicação desses convénios acarretaria, teria um impacto brutal no mapa eleitoral espanhol, conseguindo-se com duas assinaturas o que por outras vias - a guerra, a luta demográfica (1) - custaria sangue e demoraria décadas.

Os fundadores do partido demonstram saber como beneficiar das vantagens que o sistema democrático espanhol lhes proporciona. Sabem que, desde que os documentos escritos do partido não desrespeitem a constituição espanhola, têm total liberdade de acção, até para desprezar essa mesma constituição - praticando discriminações várias dentro da comunidade islâmica, violando a lei espanhola no domínio da lei da família (casamentos forçados, casamentos de menores), apelando ao isolacionismo em relação aos não muçulmanos e à secessão apenas oralmente e em língua árabe, como fazem nos EUA, sem qualquer reacção das autoridades, como fazem em relação à questão israelo-muçulmana, fazendo declarações de paz, durante o dia, em inglês, e de guerra eterna, durante a noite, em árabe - em aplicação, aliás, dessa desconcertante doutrina islâmica, a taqiyya, a qual não só permite, mas encoraja aos muçulmanos que mintam em defesa dos interesses da fé islâmica.

A democracia é um regime frágil. As democracias avançadas têm mecanismos de autodefesa. Se estes mecanismos de defesa forem descurados, o totalitarismo triunfará.

(1) - "Un día millones de hombres abandonarán el Hemisferio Sur para irrumpir en el Hemisferio Norte. Y no lo harán precisamente como amigos. Porque comparecerán para conquistarlo. Y lo conquistarán poblándolo con sus hijos. Será el vientre de nuestras mujeres el que nos dé la victoria" (Houari Boumedienne, en la ONU, 1974).

Via La Yijad en Eurabia.


Sunday, September 27, 2009

Wilders avisa

Quem te avisa teu amigo é.
Contesto a desclassificação de Wilders como sendo de extrema-direita. E mesmo que fosse, isso não significa que as suas afirmações sejam falsas.
Nos videos abaixo, Wilders faz o ponto da situação da expansão do Islão na Europa e descreve o conflito Israelo-Árabe como o ponto fulcral onde se joga o futuro do Ocidente face ao processo de islamização.
Wilders será radical, mas face à ameaça que sobre nós se abate, uma ideologia religiosa totalitária, outras alternativas parecem ineficazes. Será que queremos arriscar?
Uma referência ao décimo ponto do plano de Wilders para parar a islamização do Ocidente: ver-mo-nos livres de líderes fracos (e absolutamente ignorantes da presente situação).






Via Faith Freedom International.

Thursday, September 24, 2009

Zelaya acusa

O presidente deposto das Honduras acusa o governo em exercício de ter contratado mercenários israelitas, os quais o estarão a alvejar com radiações de alta frequência e produtos tóxicos.

Fica assim ainda mais claro por que o Tribunal Constitucional hondurenho ordenou a destituição de Zelaya, a qual foi levada a cabo pelas forças armadas, e por que o Senado se apressou a nomear um novo presidente e um novo governo, no cumprimento da Constituição.
O que já não se percebe tão bem é por que a UE, os EUA e a ONU promovem o retorno ao poder do queixoso. Quanto à Venezuela e aos seus satélites e ao Brasil, estamos conversados.

Sã parece estar a maioria dos hondurenhos, que se mantém do lado do governo em exercício, ao contrário do que se pode pensar vendo as imagens que as nossas televisões mostram de manifestações de apoio a Zelaya, apesar dos seus apelos à insurreição.

Via Hot Air.

Addendum
: ver também o blogue de Fausta Wertz.